Buttare giù le case abusive. Si può

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Niente più alibi dopo l’emendamento alla legge di bilancio che finanzia le demolizioni e istituisce la banca dati delle opere illegali

Non è nemmeno noto quante siano. Tranne il fatto che siano troppe. Sono le case abusive che provocano sciagure e sfigurano l’Italia. E che devono essere buttate giù. Per dare una scossa, una volta il procuratore generale della Corte d’appello di Genova, Vito Monetti, arrivò addirittura a lamentarsi che «dagli atti in possesso della Procura» di Massa, che dipende dal capoluogo ligure, «non si rileva con esattezza il numero delle procedure pendenti».

Almeno sulla carta adesso non ci sono più alibi, per le demolizioni oltre per i numeri. Con un emendamento alla legge di bilancio 2018 approvato alla Camera nel testo scritto dal presidente della commissione ambiente Ermete Realacci, viene istituito il fondo per la demolizione di opere abusive. I comuni riceveranno contributi per cinque milioni nel 2018 e altrettanti nel 2019 per eseguirle finalmente.

Con lo stesso emendamento nasce anche la banca dati centralizzata dell'abusivismo edilizio presso il ministero delle infrastrutture. I comuni sono obbligati a fornire i dati dei casi conosciuti, con sanzioni per le inadempienze.

È solo, come osserva Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario ai beni culturali, “un piccolo emendamento in finanziaria, ma un grande passo per la lotta all’abusivismo e per un’Italia migliore”.

Un piccolo emendamento che sembra quasi un miracolo dopo il continuo attivismo negli ultimi anni in parlamento e a livello locale da parte dei difensori dell’illegalità e perfino degli irriducibili giustificatori del presunto abusivismo di necessità. La vera necessità è buttare giù le case abusive. Si può.

Foto Maurizio Riccardi al Maxxi, Roma 23 febbraio 2016