Parlo dell’8 marzo con Clara Sánchez: “Troppe donne cercano solo il principe azzurro”

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Quando incontro la scrittrice spagnola Clara Sánchez a Roma mancano tre giorni alla festa della donna. È sabato 5 marzo 2016 ed è naturale parlare insieme del cammino della donna.

Quasi obbligatorio partire dai dati sulla lettura. Le faccio notare la distanza abissale che separa in Italia il numero delle lettrici da quello misero dei lettori (nel 2015 quasi la metà della popolazione femminile ha letto almeno un libro contro appena un terzo degli uomini, in base all'indagine dell'Istat).

Lei si dichiara “davvero orgogliosa delle donne perché in questo momento storico” sono loro che “stanno supportando il libro, la lettura, la letteratura”. Clara Sánchez considera il contributo femminile decisivo per le sorti della cultura: “Forse senza l'immaginazione femminile, senza la capacità di immaginare delle donne, i libri non esisterebbero già più”.

Le racconto quanto sia sistematicamente forte la presenza femminile alle presentazioni. La conferma arriva poco dopo, con l’unico incontro che ha con me in esclusiva a Roma per il suo libro appena uscito in Italia “La meraviglia degli anni imperfetti”, pubblicato da Garzanti, alla libreria Nuova Europa I Granai: “Sono circondato da donne” le faccio notare in questa libreria, effervescente “creatura” di Barbara e Francesca Pieralice.

Ragioniamo sul maschilismo che sopravvive in Spagna evidenziato da lei pochi mesi fa. Le faccio presente come accanto ai problemi ci sono dati importanti: in Italia gli ottimi risultati delle studentesse e in Europa la netta prevalenza delle ragazze per la partecipazione all’Erasmus.

La Sánchez ricorda quanto è avvenuto nel suo paese: “In Spagna, per esempio durante il franchismo e poi nel periodo immediatamente successivo, quello della transizione verso la democrazia, il vero progresso c'è stato grazie allo sforzo e all'impegno delle donne, alla loro capacità di sacrificio. Hanno fatto indubbiamente dei grandissimi sacrifici le donne della generazione di mia madre, della generazione di mia nonna; sono state straordinariamente generose”.

Poi la scrittrice spagnola tira fuori di getto le sue valutazioni: “L'impressione che io ho è che effettivamente abbiamo ancora bisogno di conquistare nuovi spazi. Probabilmente abbiamo conquistato la sfera economica, l'indipendenza economica; ma a mio avviso, e non vorrei essere male interpretata quando dico queste parole, credo che dovremmo conquistarci un'emancipazione e un'indipendenza sentimentale, perché ci sono ancora troppe giovani donne che crescono convinte che se non troveranno il principe azzurro, se non troveranno l'anima gemella in qualche modo saranno incomplete”.

Clara Sánchez si appassiona: “Io vorrei gridare forte e chiaro: no, assolutamente a questo tipo di immagine, perché l'amore è meraviglioso, nessuno lo mette in dubbio, se ci innamoriamo e troviamo la persona giusta è fantastico, ma la vita è altrettanto meravigliosa da soli. Credo che le giovani donne dovrebbero capire che da sole, per conto proprio, con le loro forze, possono fare ciò che vogliono della loro vita e fare cose meravigliose”.

Ed ecco toccato, così, un tema fondamentale: la realizzazione personale. Ovvero la piena identità di ogni donna, da affermare comunque.

Foto Maurizio Riccardi Agr