Pokerissimo di storie e di origini nella cinquina Strega 2017 (Cronaca del mio voto)

.

0
0
0
s2smodern

“Buonasera presidente”. Ride Edoardo Albinati quando lo saluto così. “Ma sei presidente” gli faccio notare. Cioè tocca a lui, in quanto vincitore dell’edizione 2016 con “La scuola cattolica”, dirigere le operazioni di voto per la formazione della cinquina scelta fra i dodici libri selezionati che si contenderà quest’anno la vittoria del Premio Strega. “Quest’anno” sottolinea.

Il saluto apre un piccolo dibattito tra i presenti sulla consuetudine diffusa di chiamare presidente chi ha ricoperto questo ruolo per un periodo anche breve in una istituzione di qualunque tipo. E di presenti ce ne sono tanti: Casa Bellonci ai Parioli è affollata più che mai, a testimonianza dell’irresistibile attrazione per questo appassionato e appassionante evento culturale.

Come Amico della domenica, il gruppo degli storici giurati, sono pronto per votare: pochi di noi, 57 su 400 per la precisione, hanno deciso di votare con la tradizionale scheda di carta e di non arrivare “già votati” on line. E lo faccio volutamente alle 20.45, solo un quarto d’ora prima della chiusura dell’urna

È la sera di mercoledì 14 giugno 2017 vivacizzata da innumerevoli facce della letteratura italiana. Fra le quali quella sempre divertita del pungente scrittore Fulvio Abbate che, indicando un oleandro sula terrazza, vorrebbe far cantare “Azzurro” di Adriano Celentano a Teresa Ciabatti che ha altro da pensare in attesa del verdetto. Fulvio suggerisce invano un pezzetto: “Tra l’oleandro e il baobab...”. Ma il treno dei (suoi) desideri all’incontrario va.

Comunque non è l’anno dei ritornelli. È invece una stagione segnata dal movimentismo per lo Strega che ha i suoi effetti e la cui efficacia sembra espressa dall’aria soddisfatta di Stefano Petrocchi, regista e arbitro come direttore della Fondazione Bellonci. Dopo la rivoluzione del 2015 (tre preferenze per comporre la cinquina e non una secca), con un’altra riforma il numero dei votanti è arrivato a 660: tanti anonimi accanto ai noti Amici.

È l’anno in cui, dopo che il colosso Mondadori è diventato ancora più colosso comprando Rizzoli, i piccoli editori lasciano il segno. Con Antonio Riccardi, direttore editoriale di Sem, parliamo della coraggiosa sfida della sua neonata casa editrice a dispetto di tutte le difficoltà del mercato. Sem ha pubblicato il primo libro lo scorso gennaio e ha subito piazzato Ferruccio Parazzoli nella dozzina selezionata. Un lampo.

Come un fulmine sfiora il colpaccio Chiara Marchelli, prima dei non eletti, pubblicata da uno degli editori non grandi in lizza, Giulio Perrone. E il bersaglio è centrato da Agnese Manni, con la casa editrice che porta il suo cognome, che conquista un posto nella cinquina con Alberto Rollo.

Ma l’affermazione più rilevante, terza molto votata accanto ai favoriti della vigilia Paolo Cognetti e Ciabatti, è quella di Wanda Marasco. È lei a pilotare lo sbarco di Neri Pozza in cinquina. Serata perfetta di Wanda Marasco che, con grande autoironia, mi aveva confidato vecchie gaffe.

Con la vicentina Neri Pozza e la leccese Manni l’Italia dei libri ha un’ampia rappresentatività. E non solo per i marchi editoriali. È una storia ambientata in un’ansa del Tevere in una Roma molto marginale quella proposta da un altro finalista, Matteo Nucci: “È giusto obbedire alla notte” (Ponte alle Grazie). Che convive con “Le otto montagne” di Cognetti (Einaudi), “Un’educazione milanese” di Rollo e l’Orbetello di Teresa Ciabatti.

I dodici libri su cui votiamo la sera di mercoledì 14 mettono a fuoco le origini, ma non solo quelle locali. Ci sono le famiglie di provenienza, i genitori, le vicende che turbano alle spalle, con momenti forti, ricordi che pesano. Ci sono le famiglie formate, i rapporti che si stringono. Le amicizie.

E in vario modo presentano l’Italia e gli italiani anche esclusi come Nicola Ravera Rafele, Marco Rossari e Vanni Santoni. Un’Italia che sa fare cose belle. Parlo a lungo con Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci, di quanta attenzione il Premio ha riscosso fra gli studenti chiamati a esprimere il voto dello Strega Giovani. Ragioniamo insieme su come i libri in gara possano essere sempre più occasione di lettura nelle scuole, sfidando anche il calendario.

A spoglio finito, a eliminazione avvenuta, continua a fare su e giù per tutta Casa Bellonci la coppia Monaldi&Sorti: coppia di autori nonché marito e moglie. Con l’aiuto di due ragazzini attivissimi, i loro figli, distribuisce una boccetta di “Strega come me”, il drink originale ideato da Emanuele Broccatelli nel sessantesimo anniversario della scomparsa di Curzio Malaparte ispirato al romanzo della coppia “Malaparte. Morte come me”.

Per Monaldi&Sorti stessa sorte di Malaparte, escluso dalla cinquina nel 1948. Per me il piacere di una foto voluta dai coniugi scrittori per il “brindisi dei migliori giurati” come si legge in un loro tweet. Bè grazie.

La cinquina finalista in gara per la vittoria assegnata giovedì 6 luglio.

Paolo Cognetti “Le otto montagne” (Einaudi) 281 voti

Teresa Ciabatti “La più amata” (Mondadori) 177

Wanda Marasco “La compagnia delle anime finte” (Neri Pozza) 175

Alberto Rollo “Un’educazione milanese” (Manni) 160

Matteo Nucci “È giusto obbedire alla notte” (Ponte alle Grazie) 158

Foto di Giovanni Currado Agr – Il momento del voto per la cinquina Premio Strega 2017; seduto al centro Edoardo Albinati, 14 giugno 2017