Quel giorno che parlavo con Berengo Gardin di navi mostro a Venezia… ma che insopportabile lentezza per mandarle via

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A volte il tempo è dilatato. Incredibilmente dilatato. Assurdamente. Sono andato a rivedere le date. La prima volta che parlo con Gianni Berengo Gardin delle navi mostro, i colossi delle crociere che invadono e deturpano Venezia forse ancora per tre anni in base alle ultime notizie, è la sera di giovedì 10 luglio 2014. Lui inaugura la rassegna “Nel baule” ideata e condotta da me al Maxxi, il museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma presieduto da Giovanna Melandri, nella quale i protagonisti della cultura raccontano se stessi con l’ausilio di propri libri: nel suo caso la sua vita da fotografo ricostruita con “Il libro dei libri” pubblicato da Contrasto.

Siamo concentrati sui ricordi, dunque. Ma quella sera qualcosa del presente preme, ferisce. Lo faccio parlare dei giganti del mare in movimento e ancorati fra i merletti della laguna, dal momento che a Milano sta per essere tirato su il sipario della mostra “Mostri a Venezia”, ventisette sue immagini come sempre in bianco e nero che documentano lo sfregio delle grandi navi nella laguna. “È un lavoro di denuncia” spiega Berengo Gardin, che nel corso del dialogo si descrive come un testimone con la sua macchina fotografica.

“Venezia oggi è offesa da una presenza così ingombrante” si deprime. Offesa oggi, cioè tre anni fa. Le parole successive, piene di paura, mi lasciano un segno: da allora in poi, nelle mie conversazioni, vi alludo spesso. Lui fa riferimento all’incidente con morti avvenuto a Genova l’anno precedente quando una nave ha abbattuto una costruzione: “Se succedesse qualcosa di simile a Venezia, verrebbe distrutto qualcosa che non è possibile rifare. Il pericolo è enorme, oltre all’inquinamento visivo e ai danni prodotti ai fondali dove ci sono le fondamenta in legno della città”.

Ecco il punto: c’è l’inquinamento visivo, c’è quello ambientale e c’è il pericolo che è tremendo. Eppure sembra quasi che a spaventarsi sia soltanto una sparuta minoranza di persone. Non si spaventano, per esempio, due economisti che incontro un po’ di tempo dopo a un evento nelle Marche: per loro, sintetizzo, il business è business e le navi mostro lo portano senza problemi effettivi. Al sindaco di Venezia, l’imprenditore Luigi Brugnaro, semmai spaventa la mostra fotografica, impedendone nell’estate 2015 la realizzazione anche a Palazzo Ducale a Venezia per la quale Contrasto è già all’opera.

C’è chi non fa fare. E chi non fa, ovvero non dirotta i giganti del mare che arrivano fino a San Marco. Le istituzioni non riescono a decidere, il tempo passa invano. E’ una vicenda che rattrista. Ne parliamo, questa volta in privato, con Berengo anche mercoledì 18 maggio 2016. Cioè due anni dopo il Maxxi. Al Palazzo delle Esposizioni viene inaugurata “Vera fotografia”, la rassegna a cura di Alessandra Mammì e Alessandra Mauro con i principali reportage di tutta la sua carriera. Ci sono cinquanta anni di storia italiana, con immagini straordinarie come una di Giuseppe Ungaretti. Ma la lingua batte dove il dente duole: con Berengo ci chiediamo quando lo scempio in laguna finirà. Quando?

La risposta a questa domanda sembra ora finalmente arrivata (meglio precisare: sembra, cioè forse). Ma anni e anni di allarmi e di denunce sarebbero ancora insufficienti: lo spostamento a Marghera dei colossi delle crociere è annunciato soltanto fra alcuni anni, stando alle notizie scaturite dalla riunione del comitato interministeriale per Venezia presieduto dal ministro delle infrastrutture Graziano Delrio. Piano pianissimo qualcosa si muoverebbe. Troppo piano, certo, per la battaglia di cui Berengo Gardin è il paladino numero uno con i suoi scatti, visibili anche sul libro “Venezia e le Grandi Navi” edito da Contrasto. E troppo piano per la battaglia dell’Italia che ama se stessa.

“Non sembra una vittoria, ma forse posso cominciare a sperare che le mie fotografie dei più giganteschi di quei mostri che incombono su calli e palazzi diventino immagini storiche che nessuno potrà più tornare a scattare” scrive lui oggi, mercoledì 8 novembre 2017, sul quotidiano “la Repubblica”, ricordando di essere “un fotoreporter e non un militante ambientalista”.

Cominciare a sperare, afferma: sono passati tre anni e quattro mesi dall’incontro del Maxxi e siamo quasi soltanto ancora al punto di partenza del percorso per mandare via le navi mostro. Quanta insopportabile lentezza.

Foto con Gianni Berengo Gardin al Palazzo delle Esposizioni a Roma 18 maggio 2016