Un teatro chiamato desiderio. Il triste caso di Viterbo che non fa aprire l’unico palco (pronto) che avrebbe

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Gentile signor sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini, le chiedo scusa se mi permetto di scriverle senza conoscerla e senza nemmeno essere suo concittadino. Ma sono turbato per quanto sta accadendo nella sua Viterbo, così attraente e accogliente. Anzi, per essere preciso, ero già turbato prima degli ultimi fatti: Viterbo, la città dei Papi, la città con la Macchina di Santa Rosa patrimonio Unesco, la città con tanta storia e tanti studenti universitari, non ha un teatro. Anche chi non è di Viterbo e ha imparato ad amarla non può che dire: che tristezza! Ma succede anche che finalmente (per la serie: non è mai troppo tardi) qualcuno si tiri su le maniche e apra il portafoglio privato per dare alla città un teatro. Così arriva il gran giorno: l’inaugurazione sabato 7 ottobre 2017. Quel sabato la gente si assiepa, la sala si riempie, lo spettacolo sta per cominciare e… arriva l’ordine dei vigili urbani, fuori tempo massimo: fuori tutti, qualcosa non va, il teatro appena aperto non può aprire. Non deve aprire. E Viterbo soffre, la cultura soffre. Non ho informazioni dirette; posso perciò soltanto supporre che qualche pezzo di carta non fosse a posto o ritenuto non a posto. Non è neanche il caso di ricordare che le regole vanno rispettate tutte, anche quelle eventualmente antipatiche. Però le chiedo gentile signor sindaco cosa si possa fare per consentire alla città di avere un teatro. La politica ha il compito di orchestrare la vita della comunità: lei, rispettando a sua volta le regole, può certamente dare un impulso positivo. Così lei stesso potrà essere orgoglioso di avere un teatro nella sua città e non solo cittadini con il desiderio del teatro.

Foto Maurizio Riccardi Agr