La rabbia di uno studente dopo la lettura di “Ignoranti” e il bisogno di combattere

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Roberto Ippolito Ignoranti Chiarelettere copertinaGiovanni Aversente,universitario al secondo anno, di Corigliano Calabro (in provincia di Cosenza), dopo aver letto il libro di Roberto “Ignoranti”, pubblicato da Chiarelettere, ha scritto all’autore confessando tutta la sua rabbia per le condizioni della cultura e dell’istruzione in Italia denunciate pagina dopo pagina. Tanto che lo studente chiede: “Non resta che scappare da qui?”. Si è così sviluppato uno scambio di opinioni con al centro il bisogno di combattere e non l’idea della fuga. Questi i testi.

 

E-mail di Giovanni Aversente a Roberto Ippolito, giovedì 5 settembre 2013 19:32

 

Salve Roberto,
il mio nome è Giovanni, sono calabrese e sono uno studente universitario che sta per accingesi a frequentare il secondo dei cinque anni di studio della facoltà di Giurisprudenza, a Firenze. Quest'anno, come di consueto durante il periodo estivo, ho selezionato alcuni dei libri che avrebbero dovuto accompagnarmi nelle mattinate afose e nei primi e noiosi pomeriggi d'estate. Tra i vari autori, vari scritti interessanti e varie recensioni, sono stato colpito dal titolo della tua "ultima fatica" che mi ha impressionato tantissimo facendomi immaginare cosa mai potessi scoprire di nuovo e più di quanto sapessi già del nostro stato di IGNORANZA. E dico "nostro", caro Roberto, perché purtroppo NOI sappiamo, TUTTI noi sappiamo (!) delle carenze anche elementari e non solo prettamente culturali, ma anche sociali, comportamentali e soprattutto una profonda e viva carenza di civiltà. Come tu stesso poi d'altronde hai rimarcato più volte nel libro, citando numeri, percentuali, classifiche che mortificano la nostra storia, il paese della cultura che eravamo, il paese dell'alto intelletto sempre apprezzato, il paese dei maestri filosofici e dei letterati pluripremiati, il paese fertile di sapere, affamato di cultura che di colpo s'è ritrovato arido e diffidente di fronte alla nascita di nuovi "sapienti", di fronte allo sviluppo della società che "sa", e deve sapere. Tutti sanno che l'Italia non sa. Non conosce. Non studia. Non progredisce. E' quello che fa più rabbia. Mi fa più rabbia. Come può un padre non interessarsi dello stato culturale, di preparazione dei figli, di quei figli che rappresentano la speranza, e non spronarli e non incitarli? Fa rabbia. Il padre (il nostro Stato) non scommette sui loro figli (noi). E ti ringrazio Roberto, per quante cose mi hai imboccato; hai saputo cementificare quei miei pensieri fangosi sui quali non avevo certezza e non ero sicuro perché si reggevano "sul sentito dire" in tv o sporadicamente e di sfuggito da qualcuno. Grazie alle note allegate a piè di pagina sono riuscito a risalire alla fonte dei dati citati, confrontarli con altri dati ancora, studiarli: capire che siamo sempre in coda alle classifiche Europee se non mondiali su quasi tutti i fronti, capire che la cultura ha contato e conta e ha inciso e incide in quelle nazioni dove oggi e domani l'economia corre, anzi galoppa. Avrei tantissime cose da dirti e scriverti, dal libro ai miei più vivi e sinceri complimenti. Credimi. Ma consapevole che alla fine apparirei solo troppo banale e prevedibile, voglio limitarmi a chiederti un'ultima cosa. Io sogno e lo faccio spesso. Sogno come e cosa potrei "fare da grande", e a volte sogno anche come realizzare questi sogni. Aspirazioni, a volte astratte e inaccessibili e magari fuori dalla mia portata, ma comunque ogni volta cerco di spostare l'asticella che prima avevo posizionato. E più la sposto, più vado avanti, mi accorgo di viaggiare nel vuoto, di camminare nell'iperuranio, di gridare ma di non sentire gli altri accorgersi di me. E indietreggio. Mentre i miei coetanei londinesi, tedeschi e francesi o americani, corrono.  Quindi davvero non resta che scappare da qui? Scappare dall'ignoranza galoppante che ingoia e sottomette? A me sembra l'unica soluzione percorribile. Mi piacerebbe sapere quale sia il tuo punto di vista a riguardo. 
Grazie Roberto e complimenti ancora per questo tuo ultimo libro. Grazie davvero. E sperando nel ricevere una qualche tua risposta, approfitto nel salutarti.
Giovanni

 

E-mail di Roberto Ippolito a Giovanni Aversente, martedì 10 settembre 2013 11:34

 

Caro Giovanni,

la tua lettura di “Ignoranti”, il mio libro pubblicato da Chiarelettere, mi inorgoglisce. Un grande grazie per tanta generosità. Discutere dell’arretramento della cultura e dell’istruzione in Italia è fondamentale. E rispondo subito alla tua domanda che agita un’infinità di giovani: scappare non è la soluzione.  

Scappare di fronte all’arretramento del sapere, della conoscenza e delle competenze significa accettarlo e considerarlo inarrestabile. Ognuno con le proprie forze, con il proprio spirito può invece contribuire a favorire il cambiamento. Hai davvero voglia di sventolare la bandiera bianca? Da quello che scrivi ricavo il tuo no: mai arrendersi! Come autore racconto e non ho compiti operativi, ma sono felice quando noto che la lettura di “Ignoranti” stimola una reazione positiva:  chi vuole combattere deve combattere. Bisogna combattere.

No alla fuga dunque. Ma logicamente andare all’estero per lavorare, apprendere, osservare è importante, può essere una scelta rilevante nel proprio percorso. Andare all’estero per confrontarsi con il mondo è un arricchimento, superfluo ripeterlo. L’Italia continua ad avere un problema inverso: attrae pochi studenti, scarsi docenti, limitati ricercatori, rari investitori, insufficienti turisti. Se recupera il fascino appannato, i giovani italiani possono andare con grande tranquillità dovunque mentre quelli stranieri possono arrivare sempre più numerosi.

I tuoi tormenti ti daranno una grande spinta per il futuro. Ma i tormenti di un giovane come te dovrebbero anche essere per la società lo stimolo per una svolta culturale. In bocca a lupo! E un caro saluto,

                                                                                                            Roberto



Guarda le gallerie fotografiche

  • 2011 05 01 - Ragusa, Roberto Ippolito e a sinistra Marco Malvaldi
  • 2011 11 27 - Birkenhead (Gb), Roberto Ippolito