
Luoghi di “Wilde come se” / La camera del Cadogan Hotel dell’arresto di Oscar che non fugge
Pagina 64 del romanzo pubblicato da Sem Feltrinelli. A Londra, il marchese di Queensberry invia al direttore delle pubbliche accuse, Hamilton Cuffe, le carte raccolte tese a dimostrare le pratiche indecenti del drammaturgo e poeta con i giovani.
Pagina 65 del libro interamente frutto di anni di ricerche. Gli amici temono che non ci sia più nulla da fare per impedire la frana nell’abisso con un’accusa pesante. Perciò implorano Oscar di mettersi in salvo in Francia. Lo avevano già incalzato invano. Tutto inutile. Oscar Wilde, formalmente non (ancora) imputato di nulla, quasi non ascolta nemmeno le sollecitazioni. Sceglie la dignità: non è un uomo che scappa.
Pagina 66. Il giudice John Bridge emette l’ordine di arresto per “grave indecenza” (ovvero omosessualità, parola tabù nell’Inghilterra vittoriana di fine Ottocento) dando la sensazione di agire con un piccolo ritardo. Intenzionale o no, il rallentamento basta per permettere la fuga.
Pagina 67. Poco dopo le 18 di venerdì 5 aprile 1895, un ispettore affiancato da due agenti bussa alla camera 118 del Cadogan Hotel, al 75 della Sloane Street. Oscar è seduto su una poltrona accanto a un camino basso, con i giornali sparsi a terra. È con due amici. Riceve la notifica del provvedimento del magistrato. Resta in silenzio. Impassibile, viene arrestato.
Da notare. In compenso si scatena il fuggi fuggi dall’ostica Inghilterra all’affidabile Francia. Molti testimoni descrivono la grande corsa di coloro che temono procedimenti per lo stesso reato. Si mettono al riparo anche alcune persone legate a Oscar la cui colpa potrebbe appunto essere la vicinanza.






