Era il 1996 / Un francobollo per i 50 anni del Premio Strega, letteratura e “passione civile”
Colpisce una quasi ripetizione, nel piccolo spazio disponibile di 30 millimetri per 40: “La vignetta raffigura una libreria con dei volumi e una coppa a simboleggiare” il riconoscimento, con scritto in alto “Narrativa italiana” e in basso “Italia” accanto al valore elevato di 3.400 lire. Tra le poche parole adoperate, il bozzettista Luca Vangelli di Poste Italiane ha dunque inserito sia “italiana” che “Italia”. Questa scelta enfatizza il senso del lungo cammino del Premio, così come lo descrive nella scheda illustrativa dell’emissione il “Dott. Ernesto Ferrero” ovvero lo “scrittore e critico”.
Ferrero ricorda che Maria Bellonci lo concepì “a favore della letteratura, degli scrittori, ma più ancora dell’intero paese”. E strada facendo, sostiene, lo Strega “ha realmente aiutato la diffusione della buona letteratura”. Scomparsa lei, Anna Maria Rimoaldi “ne ha perpetuato la passione civile”.
I libri partecipanti a un’edizione dopo l’altra offrono un contributo al progresso collettivo. Esprimono dai diversi osservatori la sensibilità sociale. Forse non è un caso che quella del mezzo secolo fu vinta da un trentasettenne esordiente: Alessandro Barbero con “Bella vita e guerre altrui di Mr Pyle, pubblicato da Mondadori (autore diventato poi uno storico acclamato). E tra i finalisti c’era un’altra opera prima, quella di Melania G. Mazzucco, “Il bacio della Medusa” edito da Baldini & Castoldi.
Passa il tempo. Mercoledì 8 luglio 2026 è il giorno della conclusione In Campidoglio della celebrazione dell’edizione 80 del Premio promosso dalla Fondazione Bellonci con la direzione di Stefano Petrocchi e la presidenza di Giovanni Solimine. Cosa è cambiato negli ultimi trent’anni? Magari si potrebbe chiederlo… a Barbero. Ma non sfugge l’importanza del rapporto diretto sviluppato con i lettori (anche i “conquistabili”) realizzato attraverso lo Strega Tour e quello con gli studenti, chiamati a votare il loro vincitore. In ogni caso si svolgono sempre “competizioni accanite”, come diceva Ferrero. Nel 1996.







