Roberto Ippolito e Stefano Petrocchi, autore di “Romanzo privato” (Mondadori), a Spazio Sette, Roma giovedì 7 maggio 2026
Roberto Ippolito e Stefano Petrocchi, autore di “Romanzo privato” (Mondadori), a Spazio Sette, Roma giovedì 7 maggio 2026

I mondi intrecciati di Maria Bellonci nel “Romanzo privato” di Stefano Petrocchi

Dentro c’è la storia della scrittrice, autrice del capolavoro “Rinascimento privato”. E c’è lei fondatrice e orchestratrice del Premio Strega che reprime sé stessa come scrittrice. E anche il suo essere donna, l’innamorata, la compagna di un intellettuale come Goffredo Bellonci. Ma il libro di Stefano Petrocchi, fresco di stampa per Mondadori, è anche una biografia che va oltre la biografia. Lo si capisce appena preso in mano, cominciando soltanto a sfogliarlo rapidamente.

Si attraversa il Novecento, in un cammino a ritroso che parte esattamente da quaranta anni fa, dal 13 maggio 1986, giorno della morte ottantatreenne di Maria Bellonci. Spiccano i fermenti del dopoguerra e il riscatto culturale scaturiti con il suo tenace impulso. Mi fermo al volo su qualche passaggio e vedo scorrere la società letteraria con tanti nomi, per esempio quelli di Guido Piovene o Alba de Céspedes o Giuseppe Tomasi di Lampedusa di cui viene intuito il valore in un solo incontro.

Poi mi capitano due frasi che sembrano emblematiche dell’identità di Maria Bellonci. La prima scritta da Stefano Petrocchi: studiosa e narratrice del Rinascimento, lei ha “un punto di vista femminile sul passato come antidoto a una narrazione trionfalistica della storia”. La seconda, subito dopo la definizione di “solitaria esploratrice degli archivi storici”, è la domanda che la grande amica Anna Banti, scrittrice e storica dell’arte, le rivolge a proposito invece del suo attivismo: “Sono le sette, stai porgendo al 45mo ospite la 45ma tazzina?”.