La cecità dei nazionalisti beffati da Banksy
La stessa area scelta è emblematica. È quella che, a Londra, celebra l’imperialismo inglese e la potenza militare dell’Ottocento. Perciò la collocazione a Waterloo Place della statua dello street artist appare coerente con il contesto. Ma l’ormai lontano passato rappresenta solo la cornice. I rigurgiti imperiali e l’imperversare delle armi sono l’attualità del pianeta.
Fra i protagonisti di questa tragica stagione spiccano uomini distinti, in giacca e cravatta. Come l’uomo elegante che, sul piedistallo dell’opera di Banksy installata a sorpresa in una notte, avanza trionfalmente con la sua bandiera. Sicuro di sé. Al comando delle operazioni. Una garanzia per i sovranisti chiusi nel proprio cortile.
Avanza, avanza… Però a causa della sua stessa foga, la bandiera gli copre il viso. Gli oscura gli occhi. Tutto preso da sé stesso, benché non riesca più a vedere nulla, l’uomo continua la sua marcia. Non sa nemmeno cosa stia per succedere, anzi per succedergli. Banksy lo ritrae con efficace realismo, come in un fermo immagine, nell’esatto momento in cui la gamba sinistra è fuori dal piedistallo, sospesa nel vuoto.
L’elegante uomo di Waterloo Place, accecato dallo sventolamento della sua bandiera (e delle sue idee), sta per piombare giù. Insieme alla sua ostentazione di potenza, all’arroganza e al presunto patriottismo.







