
Tra una pedalata e l’altra leggo le “Poesie da viaggio” di Jovanotti e Nicola Crocetti
Trovo subito Emily Dickinson la cui “andatura si fece d’improvviso timorosa”. Poi vedo Mariangela Gualtieri con “il mondo dentro” lei: “Gli dicevo pianino / stai buono”. E scorgo Vladimir Majakovskij immerso nella “Broadway” tutta sua. Ci sono poeti di tutti i tempi e di tutte le latitudini nell’antologia pubblicata da Crocetti Editore (gruppo Feltrinelli). E che mi sono precipitato a comprare nel giorno dell’uscita, martedì 5 maggio, nella Libreria Nuova Europa I Granai a Roma.
Questa ricca esplorazione letteraria fa saltare da un posto all’altro, da una penna all’altra. Dalle poesie scaturisce una geografia dell’anima o più esattamente degli animi umani. “Viaggiare e scrivere si assomigliano, hanno a che fare con il tempo e lo spazio lineare, come la tessitura, come la musica” osserva nell’introduzione Jovanotti, cantante che non sa stare fermo, pronto ad andare da tutte le parti non solo per i concerti, appassionato della bicicletta.
A cantare “Amore America” ci pensa Pablo Neruda. “Le isole fortunate” sono disegnate da Fernando Pessoa. William Shakespeare si descrive, in un sonetto, con il cavallo che “con passo greve porta il mio fardello”. Milo De Angelis svela cosa prova a “Milano”.
E, come avvisa Costantino Kavafis tradotto da Nicola Crocetti, “Se ti metti in viaggio per Itaca / augurati che sia lunga la via, / piena di conoscenze e d’avventure.”






