“Abusivi”, intervista a “Libreriamo”: ritrovarci intorno alle regole fondamentale per vivere meglio

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Roberto Ippolito Abusivi Chiarelettere su Libreriamo 12 novembre 2014 La testata on line “Libreriamo” ha pubblicato mercoledì 12 novembre 2014 un’intervista a Roberto Ippolito sul suo libro “Abusivi”, edito da Chiarelettere. Questo il titolo: “Roberto Ippolito, ‘Gli italiani sono un popolo di abusivi, anche dopo la morte…’”. Qui sotto il testo.

 

MILANO – “L’Italia è un Paese di abusivi. Ritrovarci intorno alle regole è fondamentale per vivere meglio”. E’ questa la conclusione dell’inchiesta condotta dal giornalista e scrittore Roberto Ippolito, autore del libro “Abusivi”. Direttore di festival letterari a Ragusa, a Cinecittà e al Maxxi a Roma, nella sua inchiesta Ippolito dimostra come il fenomeno dell’abusivismo non guarda in faccia a nessuno: panettieri, macelli, studi medici, meccanici, benzinai, tassisti senza patente. Ci sono perfino mafiosi e morti abusivi. Si resta a bocca aperta leggendo l’inchiesta di Roberto Ippolito e la lista infinita di comportamenti illegali e senza scrupoli degli italiani.

Come nasce il libro “Abusivi”?

Nasce, purtroppo, vedendo alcune irregolarità sotto agli occhi di tutti, alle quali se ne sommano altre più sommerse. Di episodi ce ne sono un’infinità: più ne trovavo, più mi sono rattristato.

Tra gli episodi di abusivismo italiano, quale ti ha maggiormente colpito?

Ho deciso di cominciare il libro con la vicenda della signora che va al cimitero di Angri e, al posto dei propri cari, trova dei morti che non sono i suoi, abusivi. Può sembrare una vicenda assurda, ma non è l’unica: ho trovato altri casi simili. Abusivi per fino nell’aldilà: tutto ciò è incredibile ed angoscioso.

Ci sono differenze tra nord e sud in tema di abusivismo?

Il fenomeno dell’abusivismo è capillare in tutt’Italia: al sud prospera l’abusivismo edilizio ed il lavoro nero, mentre il nord batte il sud per quanto riguarda l’abusivismo nelle professioni. Ci sono circa 15mila dentisti e medici abusivi in Italia, concentrati soprattutto al nord.

Spesso sono gli stessi cittadini spesso i primi complici di fenomeni legati all’abusivismo. Da chi deve partire il primo passo in avanti per placare questo fenomeno, dai cittadini o dalle istituzioni ed i privati?

Le istituzioni in teoria hanno responsabilità pesanti, ma operano in maniera sregolata ed arrogante. In seguito ad un mancata sanzione, scatta l’effetto emulazione: vedere che ci sono abusivi impuniti ci spinge ad esserlo altrettanto. Ad esempio: un barista che vede il bar accanto che mette tavolini abusivi sulla strada, sarà invogliato a fare altrettanto. Le regole devono essere in primis dentro di noi, e contemporaneamente dobbiamo esigere controlli regole adeguate, necessarie per la tutela della nostra salute e sicurezza.

Quanto il fenomeno dell’abusivismo danneggia anche la cultura e gli investimenti legati ad essa?

La cultura è certamente danneggiata da un modo di essere che non si concilia con un Paese civile. La cultura è danneggiata dalla mancanza di risorse per quanto riguarda i conti pubblici: uno dei primi esempi di abusivismo consiste nell’evasione fiscale e nel mancato pagamento delle tasse.

Cosa manca in Italia per contrastare questo fenomeno?

Manca l’amore per le regole. L’unica certezza che ho trovato all’interno di questa mia inchiesta è l’allergia alle regole. Nell’ultimo capitolo racconto ironicamente due episodi emblematici come quello del traffico stradale a Marano sbloccato grazie a…un parcheggiatore abusivo (lui si che crede nelle regole!). Ritrovarci intorno alle regole è fondamentale per vivere meglio.








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