Conversando con Alicia Bartlett: l’Europa letteraria c’è ma l’Unione faccia conoscere i suoi scrittori

.

0
0
0
s2sdefault

Nel dialogo pubblicato su “Leggere:tutti” l’esigenza di un’istituzione Ue impegnata a far circolare autori e libri dei paesi membri. La scrittrice spagnola promuove il Mediterraneo, mentre boccia l’Inghilterra e il Nobel Ishiguro

Qui sotto il testo di Roberto Ippolito su “Leggere:tutti” giugno – luglio 2018 diretto da Carlo Ottaviano.

………………

INTERVISTA

L’Europa letteraria c’è ma…

La spagnola Alicia Giménez Bartlett vuole un’istituzione Ue attiva per favorire la conoscenza degli scrittori in tutti i paesi membri. Promuove il Mediterraneo, mentre boccia l’Inghilterra e il Nobel Ishiguro

ROBERTO IPPOLITO

Guardando indietro nei secoli le radici letterarie europee si chiamano Miguel de Cervantes, William Shakespeare, Dante Alighieri. Sono radici nazionali: della Spagna, dell’Inghilterra, dell’Italia. Ma oggi, con l’Unione Europea, ci sono riferimenti comuni? È il tema della conversazione con la scrittrice spagnola Alicia Giménez Bartlett, abituata a occupare il vertice delle classifiche internazionali e in Italia (tradotta da Sellerio, ultimo titolo “Mio caro serial killer”).

Esiste l’Europa letteraria?

Sì, penso che esista l’Europa letteraria anche se non c’è uniformità. Tutti gli autori hanno in comune il gusto per la forma, non una forma barocca: il gusto per la bellezza, per l’armonia.

Nella diversità c’è dunque un filo che lega?

Credo proprio questo. Nel cinema il legame è più forte, ma c’è anche nella letteratura.

Per quali aspetti è più evidente?

Sono diventati più importanti generi come il romanzo storico e i gialli. Ma il dato rilevante secondo me è la narrazione in prima persona senza indicare il luogo del racconto. Quando ho scritto “Uomini nudi” non ho specificato la città o il paese dove i fatti si svolgono: i personaggi hanno caratteristiche e tratti piscologici comuni e potrebbero vivere in tanti posti europei differenti.

Ci sono voci più rappresentative?

È un buon momento per la letteratura italiana, francese e spagnola, cioè per la letteratura mediterranea. Quella inglese è un po’ in decadenza, anche se ha ottenuto l’ultimo Premio Nobel. A me Kazuo Ishiguro non piace: mi sembra un autore di altri tempi. Scrive bene ma non si occupa mai della realtà.

Invece, in generale, la letteratura europea entra nel vivo delle grandi questioni sociali?

Sì, è esattamente così. Si guarda ai fenomeni personali, familiari e politici, cioè alla maniera di concepire la vita.

Nelle classifiche nazionali l’integrazione non è limitata?

È vero che, per quanto riguarda i libri, tra Francia e Spagna ci sono più rapporti che tra Italia e Francia. Ma dipende dalla vicinanza. Gli scrittori francesi hanno sempre esercitato una forte influenza sulla letteratura spagnola: la vicinanza geografica incide.

I singoli paesi hanno enti per promuovere la lettura. È necessaria un’analoga istituzione europea forte?

Mi piacerebbe un’istituzione dell’Unione molto attiva per favorire la conoscenza degli scrittori in tutti i paesi membri. L’Unione dovrebbe realizzare una campagna generale. In particolare serve l’aiuto alle traduzioni per far uscire i libri dai paesi d’origine. E dovrebbero essere concepiti viaggi più istituzionali degli autori, ovvero non finalizzati alla sola pubblicità dell’ultimo libro pubblicato.

Foto di Alicia Giménez Bartlett e Roberto Ippolito nella libreria Nuova Europa I Granai Roma