La conversazione intercontinentale, con al centro i fatti ricostruiti nel libro pubblicato da Chiarelettere, sulla reale causa di morte di Pablo Neruda dodici giorni dopo il golpe di Augusto Pinochet, è stata organizzata online dalla Fundación Internacional Baltasar Garzón (Fibgar). Con il titolo “Neruda: la verità negata” vi hanno partecipato tutti coloro che sono impegnati a ottenere una sentenza della magistratura cilena sulla fine del poeta: Rodolfo Reyes, nipote e avvocato querelante rappresentante legale della famiglia, Elisabeth Flores, avvocato della famiglia, Eduardo Contreras, avvocato del Partito Comunista del Cile, e come moderatore Rodrigo Lledó, direttore della Fibgar e ex Capo dell’Area Giuridica del Programa de derechos humanos del Cile. Saluto iniziale di Baltasar Garzón che da giudice emise l’ordine di arresto di Pinochet nel 1998. Collaborazione di Jalisco Pineda per la traduzione. L’evento si è svolto alle 15.00 ora del Cile corrispondente alle 19.00 della Spagna e dell’Italia di martedì 23 marzo 2021, vigilia della “Giornata internazionale del diritto alla verità in relazione con gravi violazioni dei diritti umani e della dignità delle vittime”, promossa dall’Onu.

– – – – –

La scheda del libro di Roberto Ippolito “Delitto Neruda” (Chiarelettere)

Cile, 11 settembre 1973, l’instaurazione della dittatura militare di Pinochet, la fine di un sogno. Le case di Pablo Neruda devastate, i suoi libri incendiati nei falò per le strade. Ovunque terrore e morte. Anche la poesia è considerata sovversiva. A dodici giorni dal golpe che depone l’amico Allende, il premio Nobel per la letteratura 1971, il poeta dell’amore e dell’impegno civile, amato nel mondo intero, muore nella Clinica Santa María di Santiago. La stessa in cui, anni dopo, morirà avvelenato anche l’ex presidente Frei Montalva, oppositore del regime. Il decesso di Neruda avviene alla vigilia della sua partenza per il Messico, ufficialmente per un cancro alla prostata. Ma la cartella clinica è scomparsa, manca l’autopsia, il certificato di morte è sicuramente falso.

Ippolito ha raccolto le prove sostenibili, gli indizi e il movente della fine non naturale di Neruda, sulla scorta dell’inchiesta giudiziaria volta ad accertare l’ipotesi di omicidio, e per questo contrastata in ogni modo da nostalgici e negazionisti. Per la sua drammatica ricostruzione, l’autore si è avvalso di una vasta documentazione proveniente dalle fonti più disparate: archivi, perizie scientifiche, testimonianze, giornali cartacei e on-line, radio, televisioni, blog, libri, in Cile, Spagna, Brasile, Messico, Perù, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia.

Il libro è scritto con il rigore dell’inchiesta e lo stile di un thriller mozzafiato. Protagonista, una figura simbolo della lotta per la libertà, non solo in Cile, vittima al pari di García Lorca, suo grande amico e illustre poeta, ucciso dal regime franchista.

La fascetta

“Il mondo deve sapere la verità sulla morte di mio zio Pablo”

Rodolfo Reyes, nipote di Pablo Neruda

Dalla copertina

“Chi uccide un poeta uccide la libertà. Roberto Ippolito firma un’inchiesta stringente e appassionante sulla misteriosa morte di Pablo Neruda”

Giancarlo De Cataldo

“Ippolito raccoglie i fatti e li processa, li ricompone, li inchioda. Sembra di essere davanti a una fedele applicazione del principio pasoliniano del sapere fondato sulla ricerca intellettuale. Solo che qui ci sono anche le prove”.

Diego De Silva

Dall’ultima di copertina

– Cerchi pure, capitano! Qui c’è una sola cosa pericolosa per voi.

– Cosa?

– La poesia!

Pablo Neruda a un ufficiale durante la perquisizione a Isla Negra, tre giorni dopo il colpo di stato del 1973