Filippo La Porta su “Left”: “Abusivi” sembra Crozza o Campanile, ma la realtà supera la letteratura

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abusivi ippolito chiarelettere recendione filippo la porta left 8 novembre 2014Filippo La Porta e Roberto Ippolito Maxxi Roma 8 ottobre 2014 foto Flaminia Nobili “All’inizio sembra Crozza, o l’umorismo surreale di Achille Campanile”: è “Abusivi”, il libro di Roberto Ippolito, pubblicato da Chiarelettere, nelle parole del critico letterario Filippo La Porta. Sul numero dell’8 novembre 2014 del settimanale “Left”, La Porta lo recensisce facendo presente che “la realtà” descritta nel libro “appare più visionaria di qualsiasi testo letterario”. Ma si tratta proprio della realtà: Ippolito con “uno studio assai documentato”, racconta “in modo accurato e partecipe” un’infinità di casi da cui risulta che “per gli italiani l’illegalità è più “normale” della legalità”, scrive il critico letterario. Riflettendo sul contenuto di “Abusivi”, La Porta sostiene poi che si dovrebbe “rivalutare il cosiddetto ‘intellettualismo etico’ di Socrate”, secondo cui “il male viene dall’ignoranza”. E il precedente libro di Ippolito si intitola proprio “Ignoranti”, pubblicato ugualmente da Chiarelettere. Ecco il testo della recensione su “Left”.

 

Italiani e abusivi

di Filippo La Porta

"Left" 8 novembre 2014

All’inizio sembra Crozza, o l’umorismo surreale di Achille Campanile: ad Angri una donna scopre che due suoi parenti sepolti al cimitero sono stati sostituiti da due morti sconosciuti, «abusivi perfino nell’aldilà». La realtà appare più visionaria di qualsiasi testo letterario. Si tratta di una notizia che trovo in uno studio assai documentato: Abusivi. La realtà che non vediamo. Genio e sregolatezza degli italiani (Chiarelettere) di Roberto Ippolito. Dove la realtà che non vediamo siamo noi stessi, allergici alle regole, e nient’affatto geniali. L’abusivismo non riguarda qualche mafioso o qualche episodio di malcostume. Per gli italiani l’illegalità è più “normale” della legalità. Nel nostro Paese tutto è abusivo: le discariche, le costruzioni, la pesca, gli ambulanti, i manifesti, i posteggiatori, i medici (4.000 finti medici!). L’abusivismo muove 42 miliardi. Ippolito, autore di altri libri di denuncia (Evasori, Ignoranti) descrive - in modo accurato e partecipe - una realtà che travolge anche lui. Un esercito di persone svolge una professione senza averne i requisiti e i permessi. Il catalogo è sterminato: autisti di scuolabus senza patente, sala-ristorante trasformata in 9 camere d’albergo, concessionario di auto divenuto discoteca, sala d’azzardo travestita da cartoleria. C’è anche il caso, degno della migliore commedia all’italiana, di un ponticello abusivo, costruito velocemente in Brianza, che però si è rivelato utile ed è stato sequestrato dal Comune. Lo scrittore Antonio Pascale alla Fiera di Francoforte stava riassumendo il contenuto del suo libro, con l’ausilio di un interprete. A un certo punto l’interprete si blocca: l’espressione «condono edilizio» è intraducibile, non esiste in tedesco! Come rieducare il nostro popolo, che perfino nel linguaggio ha inventato una qualche soluzione alla sua riottosità civica? Personalmente sarei per rivalutare il cosiddetto "intellettualismo etico” di Socrate - il male viene dall’ignoranza - cui già nell’antichità si contrapponeva un altro filone di pensiero («Vedo le cose migliori e le approvo, ma seguo le peggiori», Ovidio). Se gli italiani vedessero lucidamente le cose peggiori non le seguirebbero, se capissero davvero quanto la loro inclinazione all’abusivismo li danneggia, diventerebbero forse cittadini normali.

 

Foto in basso Flaminia Nobili