Filippo Rossi: “Leggendo ‘Ignoranti’ di Ippolito ho deciso di candidarmi a sindaco di Viterbo”

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È il libro che scuote. Tanto da provocare il sorprendente annuncio di Filippo Rossi, direttore artistico di Caffeina Cultura, uno dei più importanti festival letterari italiani: “Questa notte, mentre leggevo il libro di Roberto Ippolito ‘Ignoranti’ pubblicato da Chiarelettere continuavo a chiedermi ignoranti viterbo con filippo rossiche cosa si può fare per reagire e ho deciso di candidarmi a sindaco di Viterbo”.  

Filippo Rossi (a destra nella foto con Roberto Ippolito) ha aspettato il pomeriggio successivo per pronunciare queste parole e rivelare l’entrata in lizza per le amministrative del 26 maggio. L’occasione è stata proprio la presentazione del libro di Ippolito alla quale ha partecipato, nella Libreria del Teatro di Viterbo, come relatore insieme allo scrittore Giorgio Nisini per il ciclo “Un caffè con l’autore” condotto da Pierluigi Vito.

In particolare Rossi ha spiegato: “Nelle pagine di ‘Ignoranti’ ho trovato il racconto tragicomico dell’arretramento dell’istruzione, del grado di preparazione e della cultura del nostro paese. C’è dentro tutto: Ippolito descrive le cause politiche all’origine dell’attuale situazione. Poiché è la politica che deve intervenire, ho sentito il bisogno di impegnarmi in prima persona”. La corsa per diventare primo cittadino avverrà con la formazione di “Viva Viterbo”, una lista civica senza alleanze con i partiti.

Nella Libreria del Teatro, con i posti dell’ampio salone tutti esauriti e il pubblico anche in piedi, si è dunque registrata una risposta personale agli stimoli del libro, già al centro dell’attenzione a una sola settimana dall’uscita, e in particolare all’ultimo capitolo intitolato “La scossa possibile”. Spesso esilarante per i casi raccontati, ma inquietante per lo scenario descritto, Ippolito (autore di libri di successo come “Evasori” e “Il Bel Paese maltrattato” con Bompiani) svela quanto è somara l’Italia. Insieme a dati choc, il libro fornisce con nomi e cognomi un campionario incredibile di assurdità: il sottosegretario che accusa il ministro di essere un “asino bardato da generale”, la conduttrice che inciampa sugli accenti, deputati che parlano in modo inverosimile.

Giorgio Nisini, che è anche professore universitario, ha offerto la propria testimonianza diretta: “Troppi studenti arrivano all’università con un livello molto basso di preparazione a causa delle gravi carenze del sistema scolastico. Spesso si colora il passato come un tempo migliore, con un’altra qualità. Ma è proprio vero, come risulta dal meticoloso lavoro di ricerca di Ippolito, che oggi non c’è alcuna cura per la formazione. È fondamentale occuparcene adeguatamente”.

Come risulta da “Ignoranti”, l’Italia è sempre in coda nelle classifiche per l’istruzione e la cultura. Lo confermano gli spropositi che si trovano nei temi della maturità, i pessimi risultati degli studenti nel confronto internazionale, gli errori nella formulazione delle domande ai concorsi: anche chi giudica sbaglia. E l’economia arretra. Il contrario di quanto avvenne negli anni del boom, quando l’innalzamento culturale accompagnò il miracolo. Il sottotitolo del libro edito da Chiarelettere evidenzia proprio questo: “L’Italia che non sa” è “l’Italia che non va”.

Oggi il 45,2 per cento ha al massimo la licenza media contro il 27,3 per cento dell’Europa. Solo due italiani su quattro sono diplomati contro tre inglesi su quattro. L’Italia è avara: in Europa è ventiduesima per la quota di spesa pubblica destinata all’istruzione in rapporto al Pil. E al peggio non c’è mai fine per l’onda lunga dei tagli dell’era Berlusconi, ma anche per la scarsa sensibilità del governo tecnico di Monti. Nemmeno i privati si salvano.

I confronti internazionali proposti ripetutamente nel libro certificano il disastro. Uno schiaffo per un paese come l’Italia, per secoli culla della cultura e dell’arte. Come si può tornare a crescere? Con l’istruzione e la cultura. Ma finché gli ignoranti occuperanno la politica non potrà esserci un reale cambiamento e un ritorno allo sviluppo. Solo il sapere può dare la scossa, scrive Ippolito.

 

Viterbo febbraio 2013


 


 

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