Libreria neonata cambia un paese grazie a due giovani. Battezzata da “Abusivi” a Penne (Pescara)

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Roberto Ippolito Abusivi Chiarelettere battezza libereria Tibo a Penne Pescara 1Roberto Ippolito Abusivi Chiarelettere battezza libereria Tibo a Penne Pescara 2Roberto Ippolito Abusivi Chiarelettere battezza libereria Tibo a Penne Pescara 3Roberto Ippolito Abusivi Chiarelettere battezza libereria Tibo a Penne Pescara 4 Si rischia l’affanno salendo le strette vie del borgo medievale di Penne, in provincia di Pescara. Ma arrivati al Duomo il rischio di trovarlo chiuso è quasi una certezza. La tranquillità abita qui, come del resto è dimostrato da tante vetrine che espongono soltanto il cartello “Affittasi”: numerosi negozi hanno cessato l’attività. Eppure non tutto tutto procede stancamente. È nata una libreria. Si chiama Tibo, una grossa novità anche per l’Italia che vede morire un giorno dopo l’altro un’infinità di librerie.

Marco Bozzi e Tommaso Matricciani, entrambi del 1983, l’hanno concepita con l’obiettivo di creare un luogo di aggregazione intorno ai libri. E Tibo, che è anche caffetteria e locale specializzato nelle birre artigianali, sta diventando proprio questo. Il battesimo è avvenuto mercoledì 17 dicembre 2014 con “Abusivi” di Roberto Ippolito, pubblicato da Chiarelettere. La scelta di un libro d’inchiesta con il racconto di tanti episodi di illegalità ha alimentato un vivace dibattito: la natura di caffè letterario è venuta fuori con l’intensa discussione caratterizzata dalla voglia di regole manifestata con forza in particolare dai più giovani.

“Tutti gli adempimenti hanno provocato un po’ di fatica imprevista e qualche rallentamento, ma siamo felici così” ha detto Marco Bozzi, introducendo Ippolito. Che ha parlato di “un bel segnale rappresentato dal coraggio con il quale è stata decisa l’apertura di Tibo”: i due fondatori hanno lasciato il lavoro dipendente nella catena Arion a Roma e sono tornati nella zona d’origine (Bozzi è proprio di Penne, Matricciani della vicinissima Loreto Aprutino) per avviare la nuova impresa.

Hanno rinunciato a restare nella capitale, avvertendo il bisogno di una scommessa personale, ma anche l’esigenza di un’azione positiva per il proprio territorio. E qualcuno si è subito accorto di Tibo. Per esempio i ragazzi che, per studiare, occupano sin dal primo pomeriggio i tavolini e le sedie colorate fra le lampade con i disegni di Zerocalcare, il fenomeno editoriale del momento. Penne (che conta poco più di 12.500 abitanti) sta cambiando: adesso ha un punto d’incontro culturale. Proprio nel giorno del battesimo anche un gruppo di insegnanti e genitori, forse invidiosi dei ragazzi, si sono dati appuntamento da Tibo.

Con “Abusivi” la prima presentazione svoltasi nella libreria ha offerto uno spaccato assurdo e tragico dell’Italia allergica alle regole. Ippolito ha cominciato tirando fuori dalle sue pagine alcuni episodi abruzzesi: dal caso di un panificio abusivo allestito in un appartamento a Sulmona allo sbancamento abusivo nell’area boschiva di Piana Mozzone per realizzare una strada a forte pendenza. Poi sono stati passati in rassegna psicologi abusivi, meccanici abusivi, estetisti abusivi, scuolabus abusivi, perfino voli abusivi e… tanti altri di tutta Italia.

Le vicende e i dati hanno incuriosito e impressionato. Il confronto è andato avanti… Ma a un certo punto è arrivato il momento del brindisi. È stato Ippolito a stappare la bottiglia, bagnando un tavolino. E sono spuntate seducenti tartine. È nata una libreria!


Nella prima foto in alto, a sinistra Marco Bozzi


 

IL LIBRO
Roberto Ippolito “Abusivi. La realtà che non vediamo. Genio e sregolatezza degli italiani”, Chiarelettere

 

Dall’ultima di copertina

 

“Ma poi c’è un’altra cosa che fuori non la sa nessuno... a te ti abbiamo fatto noi altri, ma “a lui” chi l’ha fatto? ... e chi l’ha autorizzato? Questi tutti abusivi sono!”

 

Giovanni Di Giacomo, boss ergastolano, irritato per la presenza di mafiosi privi di investitura

 

Dal risvolto di copertina

 

L’abusivismo non guarda in faccia a nessuno. Balla e fa ballare tutta Italia. Panettieri abusivi, macelli abusivi, studi medici abusivi, meccanici abusivi, benzinai abusivi, tassisti senza patente abusivi, perfino mafiosi e morti abusivi. Si resta a bocca aperta leggendo l’inchiesta di Roberto Ippolito e la lista infinita di comportamenti illegali e senza scrupoli degli italiani.

 

A Forlì e Cesena, estetisti e parrucchieri irregolari sono uno su tre, a Ivrea i carabinieri accertano che un quarantenne, che opera come fisioterapista, in realtà non è un medico, ma un musicista. A Ravenna un falso psicologo segue una settantina di pazienti e si fa pubblicità su internet, tariffario compreso. Grazie a minori costi, gli abusivi falsano la concorrenza. Prosperano e insieme a loro prosperano il lavoro nero e l’evasione fiscale.

 

Falsi venditori e parcheggiatori sono sempre più al centro di episodi di violenza. A loro guarda la grande criminalità. Nelle costruzioni l’abusivismo è sempre più sfacciato, come dimostrano la deviazione del torrente Modica-Scicli e i mille metri di porto a Ostia rigorosamente illegali. Né l’arte né i santi si salvano: al Circo Massimo è stata installata una scultura di tre metri per tre, del tutto illegalmente, mentre sulla scogliera di Serapo, la spiaggia di Gaeta, è stata cementata abusivamente una statua della Madonna.

 

Perché l’Italia è una lunga lista di irregolarità fai da te, che fa sorridere ma anche no.

  

Roberto Ippolito è un giornalista e scrittore. Autore dei bestseller “Evasori” (Bompiani), “Il Bel Paese maltrattato” (Bompiani) e “Ignoranti” (Chiarelettere). È direttore di festival letterari a Ragusa, a Cinecittà e al Maxxi a Roma. Dopo aver curato a lungo l’economia per il quotidiano “La Stampa”, è stato direttore della comunicazione della Confindustria, delle relazioni esterne dell’Università Luiss di Roma e docente di Imprese e concorrenza alla Scuola superiore di giornalismo della stessa Luiss.





 


 

Guarda le gallerie fotografiche

 

  • 2009 08 18 - Cortina, Roberto Ippolito e a sinistra Giovanni Valentini
  • 2009 01 13 - Roma, Roberto Ippolito e a sinistra Gianni Riotta