Pochi laureati veri e tanti laureati finti: nomi e dati nel mio "Ignoranti"

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C’è chi va in Albania per sostenere gli esami. Chi preferisce altre mete per la propria carriera universitaria. E chi volta le spalle agli atenei: il libro “Ignoranti” di Roberto Ippolito, pubblicato da Chiarelettere, documenta una situazione più che sconcertante. Il Paese all’ultimo posto per numero di laureati è anche ignoranti copertinail paese che vede dal 2003 diminuire le immatricolazioni: è il fuggifuggi dall’università. Così “l’Italia che non sa” è “l’Italia che non va”, come si legge nel sottotitolo.

La scheda del libro

Spesso esilarante per i casi raccontati, ma inquietante per lo scenario descritto, Roberto Ippolito svela quanto è somara l’Italia. Con nomi e cognomi il libro (che ha come sottotitolo “L’Italia che non sa. L’Italia che non va” ed è pubblicato da Chiarelettere) fornisce un campionario incredibile di assurdità: il sottosegretario che accusa il ministro di essere un “asino bardato da generale”, la conduttrice che inciampa sugli accenti, deputati che parlano in modo inverosimile. Sorprendente? Ippolito (che ha pubblicato diversi libri di successo tra cui “Evasori” e “Il Bel Paese maltrattato”, entrambi con Bompiani) documenta che l’Italia è sempre in coda nelle classifiche per l’istruzione e la cultura. Lo confermano gli spropositi che si trovano nei temi della maturità, i pessimi risultati degli studenti nel confronto internazionale, gli errori nella formulazione delle domande ai concorsi: anche chi giudica sbaglia. E l’economia arretra. Il contrario di quanto avvenne negli anni del boom, quando l’innalzamento culturale accompagnò il miracolo. Oggi il 45,2 per cento ha al massimo la licenza media contro il 27,3 per cento dell’Europa.

Solo due italiani su quattro sono diplomati contro tre inglesi su quattro. L’Italia è avara: in Europa è ventiduesima per la quota di spesa pubblica destinata all’istruzione in rapporto al Pil. E al peggio non c’è mai fine per l’onda lunga dei tagli dell’era Berlusconi, ma anche per la scarsa sensibilità del governo tecnico di Monti. Nemmeno i privati si salvano. I confronti internazionali proposti ripetutamente nel libro certificano il disastro. Uno schiaffo per un paese come l’Italia, per secoli culla della cultura e dell’arte. Come si può tornare a crescere? Con l’istruzione e la cultura. Ma finché gli ignoranti occuperanno la politica non potrà esserci un reale cambiamento e un ritorno allo sviluppo. Solo il sapere può dare la scossa.

Scrittore e giornalista, Ippolito ha curato a lungo l'economia per il quotidiano "La Stampa". Ha diretto la comunicazione della Confindustria e le relazioni esterne della Luiss di Roma, dove ha anche insegnato alla Scuola superiore di giornalismo. Organizzatore di eventi culturali, è direttore scientifico del festival letterario “A tutto volume – Libri in festa a Ragusa”.



 


 

Guarda le gallerie fotografiche

 

  • 2013 11 30 - Roma 02, Roberto Ippolito
  • 2013 05 29 - Roma 2, Roberto Ippolito e Gianni Rizzuti