Un caso in Germania il libro di Roberto Ippolito "Il Bel Paese maltrattato"

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Il titolo è “Un paese maltrattato”. Con un ampio reportage il quotidiano economico tedesco “Handelsblatt” riecheggia il libro di Roberto

  Ippolito “Il Bel Paese maltrattato”, pubblicato dalla Bompiani, citandolo ripetutamente, per descrivere in modo molto dettagliato l’attuale degrado della cultura in Italia. L’autrice Regina Krieger scrive che “l’Italia possiede una grande parte del patrimonio culturale dell’umanità, un tesoro che vale miliardi” e “tuttavia, il modo in cui il paese cura questo tesoro spiega anche il motivo per cui in questi giorni, la culla della civiltà occidentale lotta per salvare la sua economia”.

 

Il libro di Ippolito, presentato come giornalista e organizzatore culturale oltre che scrittore, diventa così un caso per la stampa tedesca. Viene definito “un compito triste” quello che lui si è dato per denunciare il degrado delle meraviglie italiane. L’“Handelsblatt” ricorda che con “Il Bel Paese maltrattato”  Ippolito ”ha documentato centinaia di situazioni sullo stato di trascuratezza e scarsa cura dei beni” culturali e ambientali.  Commentando una sua dichiarazione secondo cui “lo Stato non si preoccupa del suo patrimonio culturale”, l’”Handelsblatt”  sostiene che in queste parole “si possono trovare le risposte alla grave situazione in cui versa la Repubblica del premier Silvio Berlusconi e si può capire come il Bel Paese nell’ultimo decennio si è trasformato in un Mal Paese”. Viene sottolineato il danno all’economia: il contributo al pil della cultura e del turismo è molto più basso che in Spagna, Gran Bretagna e Francia.

Sostenendo che l’Italia “oggi si trova sulla soglia della bancarotta” il giornale chiama in causa il governo di Silvio Berlusconi. E osserva:  “Il modo in cui l’Italia è riuscita a trascinarsi sull’orlo del crollo economico mostra anche come la politica gestisce male il suo ricco patrimonio culturale. Lo Stato, sostengono i sostenitori della cultura, non ha intenzione di prestare il suo aiuto, quindi ora si spera di fare affidamento sull’economia privata. Tutori della cultura come Roberto Ippolito notano il quotidiano dolce far niente del governo  giorno per giorno”.

L’“Handelsblatt” avverte perciò che c’è anche una forte reazione per contrastare il degrado: “ Da una parte c’è la burocrazia, il disordine e le spese tagliate per la cultura, alla quale per l’esattezza sono destinati 21 centesimi ogni 100 euro di uscite del bilancio pubblico, ha precisato Ippolito. Dall’altra parte c’è impegno e senso civico”.

In particolare Diego Della Valle, impegnatosi con un importante finanziamento per il restauro del Colosseo, e la presidente di Confcultura (l’associazione della Confindustria formata dalle imprese del settore culturale) Patrizia Asproni sono segnalati “come la prova che esiste un’altra Italia, un paese dove vive gente creativa che si impegna contro l’inattività attraverso iniziative”.

Nel sommario del servizio del giornale tedesco si legge che “l’Italia è uno dei membri fondatori dell’Unione Europea ed è l’ottavo paese industrializzato della Terra. Dal punto di vista dei beni culturali è addirittura il paese più ricco del mondo. Tuttavia lo Stato trascura il suo patrimonio storico: il governo Berlusconi sta lottando contro la crisi economica tralasciando la cultura in secondo piano. Ora interviene l’economia privata”.

L’articolo di Regina Krieger  comincia parlando della chiusura della Domus Aurea, la ricca casa di Nerone: “I turisti sono ammassati davanti al Colosseo a Roma nella speranza di poter catturare con lo sguardo l’antica” residenza;  “tuttavia oggi, come da mesi ormai, possiamo immaginare solo con la fantasia le orge all’interno della Domus Aurea” poiché “l’accesso al tempio è troppo pericoloso”. Il giornale tedesco rileva che “2,9 milioni di euro sono il budget fissato per i lavori di restauro della Domus Aurea;  tuttavia il governo ha ammesso che in realtà servono 45 milioni” come afferma Roberto Ippolito.

L’articolo prosegue con una domanda posta dall’autore di “Il Bel Paese maltrattato”:  “C’è qualcuno, però, che si è messo a lavoro?”. Scrive ancora la Krieger:  “Ippolito non trova pace. Il cronista del declino, il giornalista e autore di un bestseller sugli evasori fiscali ha riportato casi di vandalismo, costruzioni illegali e disintegrazione di beni culturali nell’intero paese. Un compito triste. Un esempio è lo Stato di una strada storica, l’Appia antica. Là autofficine e case si affiancano ad antiche tombe, nonostante la tutela dei monumenti. spiega Ippolito”.

Analizzando l’importante finanziamento concesso dall’imprenditore Diego della Valle per il restauro del Colosseo, Regina Krieger illustra quanto visto da lei stessa sul posto: la fila che “scorre lentissima davanti alle piccole casse”, “il caos quotidiano”, il “personale scocciato seduto dietro spesse vetrate”. Oltre, come afferma Ippolito, “ai gas di scarico e allo smog che corrodono il travertino”. La Legambiente ha dichiarato che nelle ore di punta sfrecciano 2.135 auto all’ora intorno all’anfiteatro. “Vorrei chiedere che senso ha il restauro del Colosseo se non si tiene conto dell’esigenza di limitazione del traffico intorno” dice Ippolito.