La magia di sorella Amazzonia vista e sofferta da Salgado

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“Dobbiamo mobilitarci tutti ma non per moda” incita il fotografo brasiliano. Sulla facciata della Basilica di San Francesco ad Assisi proiettate le sue eccezionali immagini della foresta (però brutalizzata) e delle tribù (a rischio estinzione)

L’Amazzonia è casa sua. Sebastião Salgado vive sulla sua pelle quello che sta accadendo: “C’è un’accelerazione brutale della distruzione”. È un’operazione “scientifica” si sfoga il fotografo brasiliano, pensando alle decisioni di Jair Bolsonaro ma non solo a lui. Ascolto il suo turbamento ad Assisi. Siamo davanti al portone della Basilica Superiore di San Francesco. Salgado proietta sulla facciata il frutto di sette anni di lavoro: le eccezionali immagini della foresta con la sua straordinaria bellezza e con le sue vivaci tribù.

Sento, però, anche i suoi avvertimenti. La bellezza si contrae: ogni giorno 200 mila ettari scompaiono, il 19% in meno in 50 anni. E le tribù sono a rischio estinzione: appena 310 mila persone rispetto ai 5 milioni nel momento dell’arrivo dei portoghesi. Luogo più esatto per far scorrere la lunga carrellata di fotografie non potrebbe esserci: parlerei di sorella Amazzonia. Questa regione è una parte importante della sora nostra matre Terra” del Cantico delle creature di San Francesco.

Perciò non è solo casa di Salgado, è la casa di tutti, come lui fa capire ad Assisi dove partecipa con l’editore Contrasto affiancato da Paolo Conti del "Corriere della Sera" agli eventi del Cortile di Francesco: ci sono un quarto dell’ossigeno del mondo e un terzo delle sorgenti di acqua. Per questo bisogna avere un “orizzonte planetario”, afferma il cardinale Gianfranco Ravasi, facendo riferimento al Sinodo convocato proprio sull’Amazzonia per il 6 ottobre. La proiezione delle immagini sulla facciata della Basilica avviene il giorno prima della conferenza dell’Onu sul clima a New York e subito dopo le manifestazioni internazionali dei giovani ispirate da Greta Thunberg. Una mobilitazione unica, dunque. 

Tuttavia il timore di Salgado per l’Amazzonia, che lo fa soffrire, è un interesse a tempo: “È necessario un grandissimo movimento per la protezione della foresta, realizzato insieme. Ma non dobbiamo fare un movimento alla moda, parlandone ora e poi fra un mese parliamo di altro. Se non fermiamo la distruzione genereremo un enorme squilibrio di cui non sappiamo le conseguenze”. Insomma le sue fotografie chiamano tutti e non episodicamente.

Assisi, 22 settembre 2019

Nella foto Sebastião Salgado e Roberto Ippolito