Il taglio che non c’è / Intervento Rapporto Economia Reale

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*** In basso il programma dei lavori al Tempio di Adriano *** Per ascoltare

Il punto centrale del Rapporto illustrato dal senatore Mario Baldassarri, presidente del centro studi Economia Reale, è il mancato taglio della spesa pubblica, definito un dato oggettivo. Mi permetto però di dissentire rispetto alla tesi sostenuta secondo cui si sono succeduti “cinque anni di continuità di politiche fiscali e tributarie” attuate prima dal viceministro Vincenzo Visco e poi dal ministro

 

dell’economia Giulio Tremonti. La storia non è tutta uguale e ogni protagonista ha le proprie caratteristiche: lo dimostra per esempio lo scudo fiscale, il rientro agevolato dei capitali portati illecitamente all’estero, voluto da Tremonti. E, guardando agli ultimi trent’anni, il Rapporto fa torto al presidente Carlo Azeglio Ciampi che merita invece un grande riconoscimento per la sua azione come titolare dell’economia.

 

Nelle ultime settimane la discussione politica ruota in particolare intorno all’ipotesi di aprire i cordoni della borsa. E’ l’obiettivo dichiarato dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Ed è contemporaneamente la sua richiesta al suo ministro, Tremonti. Nella visione del capo del governo, questa espressione significa una cosa molto precisa: diminuire le tasse.

E’ possibile farlo? Per rispondere è indispensabile esaminare il punto di partenza. Ovvero il Documento di economia e finanza, presentato e firmato congiuntamente da Berlusconi e da Tremonti e fatto approvare dal consiglio dei ministri il 13 aprile, e quindi i suoi numeri reali e non quelli teorici ricavati da manovre finanziarie non decise. Per quanto riguarda le tasse, stando agli atti ufficiali, finora il premier e il ministro hanno operato di comune accordo nella direzione opposta. Con la loro guida del paese e dell’economia, infatti, la pressione fiscale ha raggiunto livelli record nella storia. E per il 2012 il Documento di economia e finanza prevede più tasse. La pressione fiscale è annunciata in salita dal 42,5% del 2011 al 42,7% programmato per il prossimo anno.

Il primo dato, ufficiale e pertanto non discutibile, è il maggiore carico imposto ai contribuenti. Il secondo dato è rappresentato dal fatto che i cordoni della borsa in realtà sono già aperti o almeno molto allentati. Berlusconi e Tremonti, con il Documento di economia e finanza, stimano il “totale spese” dello stato al 48,9% rispetto al prodotto interno lordo. E’ indubbiamente una cifra leggermente inferiore a quella attesa (ma da verificare) per il 2011, il 49,7%. Questa limitata diminuzione non basta per una riduzione significativa del deficit pubblico. E in ogni caso lo Stato italiano resta eccezionalmente costoso. Nel 2009 la spesa pubblica, come fa sapere l’Istat, è cresciuta del 3,1%; nel 2010 la spesa corrente è salita dell’1,1%.

Meno spesa pubblica è sempre un imperativo categorico. E’ superfluo ricordare le conseguenze: sprechi, pesantezza dell’amministrazione, spazi tolti all’attività privata, ancora deficit, ancora debito. Quarantotto ore fa la Banca d’Italia ha certificato il nuovo, triste record assoluto del debito pubblico italiano: 1.890 miliardi e 622 milioni di euro. In un anno 75,2 miliardi in più. Già prima di apprendere questo dato, il 7 giugno la Commissione Europea ha chiesto all’Italia di far in modo che «il livello molto alto del debito imbocchi un percorso stabile di riduzione».

Con i cordoni della borsa aperti o almeno allentati e il debito che vola imperterrito, Berlusconi e Tremonti possono cambiare rotta riducendo le tasse che per il momento fanno crescere? La risposta è in parte contenuta nella domanda: i cordoni della borsa devono essere più stretti, contrariamente a quanto sta accadendo. Come ha osservato il presidente Baldassarri, è un’ovvietà alla Catalano. Sarebbe autentica follia pensare di incrementare ulteriormente deficit e debito. Il Rapporto del centro Economia Reale evidenzia l’assenza di qualunque indicazione da parte del governo per puntare al pareggio di bilancio.

Naturalmente è possibile agire anche sul versante delle entrate. Ovvero facendo pagare le tasse a chi non le paga. Operazione problematica e, nella migliore delle ipotesi, con efficacia diluita nel tempo. Ma da fare (o meglio da fare realmente) anche perché l’evasione fiscale si dilata sempre più: la stessa Agenzia delle entrate stima in 120 miliardi le imposte non versate in un anno. E la Corte dei conti considera l’Italia ai vertici In Europa in questo (poco glorioso) campo. Senza considerare l’enormità di vicende al centro di indagini giudiziarie in questi giorni, definite criminali dalla magistratura (ferma restando la presunzione d’innocenza di chi è sotto accusa).

Certamente ogni contribuente è infastidito dai controlli, come lo sono gli automobilisti quando sentono su di loro gli sguardi del vigile urbano. Ma combattere l’evasione fiscale può avvenire oltre che con adeguati strumenti, in particolare molta elettronica, con adeguati controlli. Nel 2009 (il dato è dell’Istat e del ministro del lavoro Maurizio Sacconi) le aziende ispezionate per il contrasto del lavoro nero sono diminuite del 7,1%. Nell’ultimo biennio le verifiche per gli studi di settore sono calate del 58,6%. E con un comunicato del 18 maggio l’Agenzia delle entrate rassicura: “Niente controlli in più”. Berlusconi e Tremonti pensano a una vera lotta all’evasione?

Fisco e Stato più leggeri e tagli alla spesa pubblica mirati sono la strada logica e tutt’altro che originale da imboccare per favorire la crescita economica. Tagli indiscriminati producono danni indiscriminati. Basta pensare a cosa è avvenuto per la cultura, una risorsa eccezionale azzoppata. L’attività turistica ne risente subito: secondo la Federalberghi in due anni nel settore alberghiero sono stati persi oltre 30mila posti di lavoro. Può stupire ancora che l’Italia stenta a ritrovare la via dello sviluppo?

 

"LE RIFORME STRUTTURALI PER USCIRE DALLA CRISI"

WORKSHOP DEL CENTRO STUDI ECONOMIA REALE

giovedì 16 giugno 2011 dalle ore 9:30 alle ore 18:30,

presso il Tempio di Adriano (Piazza di Pietra) - Roma

Discussione degli scenari economici presenti e futuri

sulla base del VI° Rapporto sull'economia Italiana

Presiede i lavori il Sen. Prof. Mario Baldassarri - Presidente Centro Studi Economia Reale.

Ore 9.30 – Registrazione partecipanti

Ore 10.00 - Presentazione: VI Rapporto sull’ economia italiana

“Le riforme strutturali per uscire dalla crisi”

Mario BALDASSARRI – Presidente Centro Studi Economia Reale

Introduce il dibattito e coordina gli interventi: Roberto IPPOLITO

Ore 10.45 - Opinioni degli economisti

Partecipano: Stefano FASSINA, Francesco FORTE,  Gustavo PIGA

Ore 11.45 – Parti sociali a confronto

Partecipano: Raffaele BONANNI (CISL)Aldo FUMAGALLI (Confindustria),

Mariano BELLA (Rete Impresa - Confcommercio), Riccardo SANNA (CGIL)

Ore 13.30 - Pausa dei Lavori

Ore 14.30 – La Politica a confronto

Coordina: Mario SECHI

Partecipano:

Massimo GARAVAGLIA (LNP), Elio LANNUTTI (IDV), Enrico MORANDO (PD),

Nicola ROSSI (MISTO), Benedetto DELLA VEDOVA (FLI), Francesco DIVELLA (FLI),

Linda LANZILLOTTA (API), Antonio MARTINO (PDL), Giancarlo MAZZUCA (PDL),

Massimo POLLEDRI (LNP), Santo Domenico VERSACE (PDL)

Ore 16.30 – Leader a confronto

Coordina: Oscar GIANNINO

Partecipano:

Angelino ALFANO, Italo BOCCHINO , Roberto MARONI, Pierferdinando CASINI,

Antonio DI PIETRO, Enrico LETTA , Francesco RUTELLI