28 maggio 2026 Roberto Ippolito e la fotografia di Andy Wahrol opera di Robert Mapplethorpe, esposta all’Ara Pacis a Roma Foto Luciano Del Castillo
28 maggio 2026 Roberto Ippolito e la fotografia di Andy Wahrol opera di Robert Mapplethorpe, esposta all’Ara Pacis a Roma Foto Luciano Del Castillo

C’era una volta l’America di Andy Wahrol e Robert Mapplethorpe

L’America che progettava. Ideava. E produceva connessioni fra talenti speciali. Quella fra il genio della pop art e il fotografo degli eccessivi nudi maschili (e di tanto altro) indubbiamente fa storia a sé. Il ritratto dell’artista realizzato nel 1983 da Mapplethorpe non può non colpire all’inaugurazione della mostra “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza” giovedì 28 maggio all’Ara Pacis a Roma.

E la fotografia di Luciano Del Castillo, con la sua professionalità, mi coglie bloccato a osservare.

Mapplethorpe era suggestionato da Wahrol sin dai primi passi compiuti nel suo lavoro, prima ancora di conoscerlo. Tuttavia la sintonia fra due personaggi così forti nel proprio campo non è scontata. Anzi. Sembra testimoniarlo il ritratto del 1983: è potente senza trasmettere calore. Non trapela un dialogo fra chi è dietro l’obiettivo e chi è davanti.

Eppure Mapplethorpe ha lasciato Wahrol libero di esprimere la sua non espressione, con lo sguardo perduto e abbandonate in basso una mano tesa sull’altra. Ma lo ha tenuto a distanza, da sé e dagli altri, appoggiato a un muro bianco. L’impatto dell’immagine c’è, anche se è strano il modo di confrontarsi dei due straordinari creativi.

Le loro rivoluzioni hanno lasciato il segno. Quella del trasgressivo Mapplethorpe (morto nel 1989, due anni dopo Wahrol) ha certamente la caratteristica dell’esagerazione, da considerare però nell’epoca vissuta, in un’altra America con esagerazioni di tutt’altro tipo rispetto a quelle di oggi.