Roberto Ippolito accanto alla tomba di Paolo Neruda a Isla Negra, in Cile
Roberto Ippolito accanto alla tomba di Paolo Neruda a Isla Negra, in Cile

Il 23 settembre di Pablo Neruda, oceano di suggestioni

Chinandosi a Isla Negra sulla tomba, lo sguardo cerca te e, alla tua destra, Matilde. I tuoi versi e la tua storia sembrano sommarsi e proporsi in un istante tutti insieme. Ma, non poteva essere diversamente, riposi nella tua casa in Cile rivolto verso il vivace Pacifico, poco più in basso rispetto ai piedi. Perciò inviti a fare altrettanto: per vedere l’impeto delle onde, seguire il loro continuo e fragoroso succedersi, ripercorrere il disegno della riva, come facevi anche dalla tua camera. Tutto sempre così vitale e così importante per te:

“Ho bisogno del mare perché m’insegna:

non so se imparo musica o coscienza:

non so se è onda sola o essere profondo

o solo roca voce o abbacinante

supposizione di pesci e di navigli.

Il fatto è che anche quando sono addormentato

circolo in qualche modo magnetico

nell’università delle acque.”

Pablo Neruda (1904-1973, Premio Nobel per la letteratura) “Il mare” in “Memoriale di Isla Negra”, Losada, Buenos Aires 1964.