
L’effervescenza inquieta di Francesca Woodman
Ogni scatto è un momento di teatro. Frutto degli studi alle spalle e dello studio per realizzarlo. La sua arte fotografica è un continuo raccontare. Con il paradosso della straordinaria vitalità con la quale vengono esplorate e create le strade abbinata al disordine, parola usata da lei stessa, dentro il suo animo.
L’obiettivo a sua volta meditativo di Luciano Del Castillo mi riprende mentre mi interrogo sule scelte e sulle soluzioni adottate dall’americana Francesca Woodman. Sono alla mostra con quarantotto sue fotografie nella galleria romana Gagosian. La rassegna fa risaltare la felice varietà delle scene e delle pose, l’agitazione interiore, il personale e autonomo collegamento al surrealismo. Questa mostra dice molto ma fino a un certo punto di una produzione così importante in una vita così breve, finita a 22 anni nel 1981.
Inoltre, come osserva Isabella Pedicini, punto di riferimento per la conoscenza della sua opera e autrice di “Francesca Woodman. Gli anni romani tra pelle e pellicola” pubblicato da Contrasto, il genere dell’autoritratto fotografico diventa per lei “il modo per indagare sé stessa e il mondo, il suo corpo e lo spazio intorno a lei”.
L’immagine che sto scrutando è “Untitled”, datata 1975-1978. Trasmette un istante di quiete? Chissà.






